PROVINCE. GRUPPO PD: RIFORMA SENZA VISIONE E FUNZIONI DA DEFINIRE
(ACON) Trieste, 17 giu - "Una riforma priva di una visione
complessiva e insufficiente, con troppe incertezze sulle
competenze delle future Province, senza un percorso certo di
trasferimento delle funzioni, adeguate garanzie per gli enti
locali e un reale coinvolgimento dei cittadini e dei territori".
È in sintesi il giudizio espresso, in una nota, dai consiglieri
regionali Manuela Celotti, Francesco Russo, Laura Fasiolo,
Massimiliano Pozzo, Francesco Martines e Diego Moretti (Pd)
intervenuti in V Commissione riunita per l'esame del disegno di
legge 86 "Principi e norme fondamentali del sistema
Regione-Autonomie locali, istituzione e ordinamento delle
Province del Friuli Venezia Giulia e soppressione degli Enti di
decentramento regionale".
Per la consigliera Celotti il provvedimento arriva all'esame del
Consiglio regionale "senza il dovuto e necessario coinvolgimento
preventivo dei soggetti interessati, nonostante si tratti di una
riforma destinata a incidere sull'intera comunità regionale. Il
ragionamento sarebbe dovuto partire dalle grandi sfide che il Fvg
è chiamato ad affrontare, dalla transizione ecologica all'inverno
demografico, fino alle nuove dinamiche produttive e della
mobilità. Solo dopo avrebbe dovuto individuare il livello
istituzionale più adeguato a governarle. Prima si definiscono
obiettivi e funzioni, poi si decide quale ente creare e con quale
assetto", osserva ancora la dem, esprimendo inoltre "forti
perplessità sulla mancanza di indicazioni puntuali riguardo alle
competenze delle future Province e sui possibili effetti sugli
organici comunali".
Il consigliere Russo parla di una "constatazione amara sulla
scarsa qualità della proposta. Dopo anni di annunci - sottolinea
il dem - la maggioranza presenta una riforma che appare ancora un
cantiere aperto e che non chiarisce il punto essenziale: quale
sia oggi l'utilità delle Province. È una scelta conservativa, che
guarda al passato senza spiegare quale valore aggiunto portino
nuovi consigli provinciali rispetto alle funzioni già esercitate
dagli Edr", afferma Russo, ribadendo la necessità di coinvolgere
i cittadini attraverso un referendum consultivo.
La consigliera Fasiolo richiama l'attenzione su "come le
audizioni abbiano evidenziato la complessità della materia e la
necessità di maggiore prudenza. Il concetto di area vasta non
coincide automaticamente con quello di Provincia e la riforma
rischia di esporsi a possibili criticità sotto il profilo
costituzionale. Sarebbe servito più tempo per approfondire il
tema - osserva la dem -, confrontarsi con i territori e in
particolare con le aree montane, valorizzando realmente il ruolo
che si intende attribuire a questi enti. Un maggiore riequilibrio
territoriale sarebbe inoltre necessario per evitare dimensioni
squilibrate e conseguentemente una maggiore attenzione per la
montagna", conclude Fasiolo.
Il consigliere Pozzo concentra, invece, il proprio intervento sul
tema delle competenze: "Il dibattito non dovrebbe essere
incentrato sul sì o sul no alle Province, ma sull'utilità
concreta dell'ente e sulle funzioni che sarà chiamato a svolgere,
per evitare anche doppioni burocratici e sprechi". A suo
giudizio, l'articolo 35 del disegno di legge risulta "troppo
debole e si limita a rinviare a successivi interventi normativi.
Ci si è concentrati sul contenitore, ma il contenuto resta
indefinito. Se si vuole davvero rafforzare un ente di area vasta
bisogna chiarire fin da subito competenze, tempi e modalità di
trasferimento delle funzioni, garantendo al contempo
semplificazione amministrativa e alleggerimento del ruolo della
Regione", conclude Pozzo.
Anche Martines richiama "l'importanza di costruire riforme
condivise e capaci di reggere nel tempo". Pur dichiarandosi
favorevole alle Province elettive, il consigliere evidenzia "una
contraddizione nell'esclusione del referendum consultivo: se si
ritiene che l'elezione diretta rafforzi la partecipazione
democratica, non si comprende perché non si voglia consentire ai
cittadini di esprimersi su una scelta così rilevante". Nel
merito, Martines sottolinea "la necessità di indicare con
maggiore precisione tempi e percorsi per il trasferimento delle
funzioni dalla Regione alle future Province, lasciando alla
Regione solo le competenze di alta strategia, legislative, di
programmazione, rapporti internazionali e sanità".
Il capogruppo Moretti, infine, ricorda che "il superamento delle
Province è maturato, negli anni passati, all'interno di un
contesto politico e istituzionale molto diverso da quello
attuale, allora condiviso da tutto il Consiglio regionale, da
destra a sinistra al M5S". Per il consigliere dem "il ripristino
delle Province doveva essere l'occasione per un grande dibattito
nella società politica e civile regionale che riguardasse
funzioni, confini e dimensioni dei nuovi enti. Non è sufficiente
riproporre un ente che eserciti le stesse funzioni degli Edr. Un
ente o ha un significato preciso per le comunità e per i
territori, ed è frutto di un ampio dibattito in quelli comunità,
oppure rischia di diventare soltanto un ulteriore livello
amministrativo", afferma Moretti, definendo in chiusura "un
errore il voto contrario al referendum consultivo della scorsa
settimana, che a fronte di un Consiglio regionale diviso,
potrebbe anche oggi rappresentare uno strumento di partecipazione
per una riforma di tale portata".
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